Oggi, per diventare osteopati in Italia è necessario intraprendere corsi part-time o full-time nelle scuole di osteopatia (private) operanti nel settore. L’accesso all’ordinamento a tempo pieno oppure a quello a tempo parziale è determinato dai requisiti in possesso del candidato (v. pagina dei corsi).

La mancanza di uno status giuridico forte è oggetto di un acceso dibattito all’interno del mondo osteopatico italiano ma anche tra gli osteopati e altre categorie professionali. Centrale è il tema del riconoscimento legale della professione e, più in generale, della sua regolamentazione. In Italia l’osteopatia non è quindi riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale, nonostante l’OMS, nel novembre 2010, abbia pubblicato i parametri di riferimento per la formazione in osteopatia sancendo de facto l’osteopatia come disciplina medica complementare. Attualmente la normativa di riferimento a livello europeo e mondiale (comunque non cogente) è dunque rappresentata dalle Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il recepimento di tale normativa non è stato omogeneo: in Italia, a differenza di altri Paesi europei, il profilo giuridico della professione dell’osteopata e la regolamentazione dei centri di formazione deve fare ancora parecchia strada.

Ad ogni modo, sono stati compiuti dei passi avanti: il 17 aprile 2012 la Camera dei Deputati ha approvato il testo unificato sulla disciplina delle professioni non regolamentate, tra cui l’Osteopatia, e il riconoscimento dell’osteopatia rimane un tema dell’agenda politica. In Senato, in data 23 maggio 2016, ha approvato in prima lettura (164 voti favorevoli, 27 contrari e 17 astensioni) il Disegno di legge n. 1324 a firma del Ministro Lorenzin. Tale disegno di legge, tra le altre cose, mira a riordinare la professione inserendola tra quelle sanitarie.

Quindi, nonostante non esista ancora una legge italiana che riconosca l’osteopatia, non ce n’è nemmeno una che ne limiti o vieti la pratica.

IMG_1370Serve anche ricordare che un conto è il profilo giuridico della professione osteopatica e dell’eventuale titolo abilitante e un altro conto è la formazione che l’ormai ex-studente di osteopatia è in grado di vantare e di mettere in pratica una volta che si trova davanti ai propri pazienti.

Contemporaneamente, a livello europeo è in atto un percorso di convergenza delle normative nazionali in ambito osteopatico ad opera del CEN (European Committee for Standardization), al cui tavolo siedono tutti gli enti unici nazionali di normazione (per l’Italia, l’UNI). Le Disposizioni per i Servizi Sanitari Osteopatici spiegano chiaramente:

L’osteopatia è una disciplina sanitaria di primo contatto e centrata sul paziente, che sottolinea l’interrelazione tra struttura e funzione all’interno del corpo, facilita la capacità di auto-guarigione innata dell’organismo e promuove un approccio rivolto alla totalità della persona in tutti i campi della salute e del sano sviluppo, soprattutto tramite la pratica del trattamento manuale. Ai pazienti che scelgono il trattamento osteopatico deve essere garantita l’erogazione  di  servizi secondo criteri qualitativi e normativi uniformi. I presenti criteri normativi riguardano i servizi della diagnosi, del trattamento e della cura osteopatici. Essi aspirano a imporre una normativa che stabilisca criteri di elevata qualità per la pratica clinica, la formazione, la sicurezza e la deontologia, allo scopo di tutelare i pazienti.

Tale normativa ha l’obiettivo di descrivere le abilità e le competenze che deve avere un osteopata in conformità al Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF): un quadro comune europeo di riferimento che mette in relazione tra loro i sistemi di qualificazione dei Paesi europei, di discipline diverse e dei diversi titoli di studio (v. link). Lo scopo è specificare «i requisiti e le raccomandazioni relative all’erogazione di assistenza sanitaria, alle strutture ed equipaggiamento, ai criteri formativi e deontologici idonei ad una buona pratica dell’osteopatia». La norma, di conseguenza, delinea anche i modelli di insegnamento e di formazione ammessi: part-time e full-time, appunto. All’interno degli 8 livelli previsti nell’EQF, le abilità del professionista osteopata si collocano al livello 7, così come le competenze acquisite (v. schema).