Finalmente un importante passo in avanti verso il pieno riconoscimento dell’osteopatia.

Sicuramente non possiamo cantare vittoria ma dopo molti (troppi) mesi di speranze e liti sui social possiamo dire che il Parlamento ragiona apertamente sull’osteopatia come professione sanitaria. Il 19 settembre la Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato all’unanimità il nuovo articolo 4 del Ddl Lorenzin sulla Riforma degli Ordini e le Sperimentazioni Cliniche, che individua anche l’osteopatia come professione sanitaria.

Il Ddl Lorenzin introduce un’ulteriore novità, stabilita dall’articolo 3-bis,  presentato dal presidente Mario Marazziti e approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera, che definisce due momenti distinti per il riconoscimento delle professioni sanitarie. L’articolo 3-bis modifica infatti l’iter previsto dalla legge 43/2006 e identifica un primo passaggio per l’individuazione di nuove professioni sanitarie, che può avvenire su richiesta delle associazioni più rappresentative ma anche in sede di recepimento di direttive europee, e la successiva attivazione del percorso di istituzione, che potrà essere portato a termine previo parere tecnico scientifico del Consiglio Superiore di Sanità e con accordi sanciti in Conferenza Stato Regioni. Con decreto del MIUR si dovrà poi definire l’ordinamento didattico della formazione universitaria delle nuove professioni.

La dichiarazione di principio é netta. Molto meno lo sono le procedure che investono la Conferenza Stato Regioni e il MIUR per la definizione dei requisiti e della didattica. Manca ancora molta strada quindi per capire come verranno gestiti i titoli e i percorsi formativi dei “vecchi” osteopati e per una definizioni dei percorsi di studi dei “nuovi”.

Inoltre la definizione delle funzioni delle nuove professioni (osteopati ma anche chiropratici) dovrà avvenire evitando “parcellizzazioni” e “sovrapposizioni” con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse. Su questo punto nulla di nuovo per gli osteopati che da sempre battagliano per far valere la propria dignità di professione rispettando le identità delle altre professioni sanitarie e non.

 

 

 

Un passo in avanti!
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